16 aprile 2016… Il Papa a Lesbo – L’Italia scrive alla UE (in Libia come in Turchia) – Accordo in Germania per una legge sull’integrazione

Il 16 aprile  scorso si sono concentrati tre eventi importanti per l’inte(g)razione; ma su di essi l’attenzione è stata piuttosto veloce, scalzata da altri eventi, come il referendum sulle trivelle. Non vi è stato quindi spazio adeguato per alcune riflessioni che sarebbero invece utili. Riassumiamo le notizie su cui potrà essere aperta una fase di approfondimento.

Il primo evento da ricordare è la visita del Papa a Lesbo, l’isola greca punto di arrivo di consistenti flussi migratori e concentrato del dramma che si sta vivendo: si è trattato di un atto di solidarietà con innegabili riflessi politici. Il tweet con cui è stato accompagnato il viaggio rappresenta una sintesi perfetta dell’evento: “I profughi non sono numeri, sono persone sono volti, nomi, storie e come tali vanno trattati”

Il secondo evento è la lettera che il governo italiano ha inviato all’Unione europea richiedendo un’azione congiunta da una parte per tamponare i flussi seguendo il modello adottato con la Turchia per contrastare la rotta migratoria balcanica e dall’altra per evitare i drammi derivanti dalle chiusure e dai blocchi alle frontiere, comunque inaccettabili, ma messi in pratica sempre più frequentemente e in ultima istanza dall’Austria al Brennero.

Nella lettera si propone di: istituire un Fondo Europeo per gli investimenti da destinare a opere socialmente utili; istituire Africa Bonds per crescita e innovazione; incrementare la collaborazione e il coinvolgimento dei migranti e creare missioni regionali per gestire i flussi; regolamentare le quote di ingresso introducendo vincoli come la conoscenza della lingua e la frequenza di corsi preparatori; compensare quei paesi africani che adotteranno il diritto di asilo; allestire un sistema di controlli alle frontiere e di rimpatri. La Libia dovrà essere, come lo sta diventando la Turchia, un paese-chiave in tale disegno.

Il terzo evento è l’accordo, frutto di una estenuante trattativa nel governo tedesco, che ha portato al disegno di una nuova legge sull’integrazione.

Il principio ispiratore è Continua a leggere

Annunci

Le parole come passaporto

Lo scrittore iracheno Rodaan Al Galidi (autore di L’autistico e il piccione viaggiatore, Ed. Il Sirente, collana Altriarabi migrante, pp. 140, € 15, trad. S. Musilli) intervistato da Chiara Zappa su Avvenire, 6.4.2016, p. 22 (Le parole come passaporto) riferisce dell’importanza della lingua come veicolo di autoaffermazione in una realtà come quella europea dove, senza documenti, rischi letteralmente di non esistere: “In Occidente hai bisogno di un documento per esistere (…) L’unico modo per sopravvivere è lavorare in nero. Senza quel pezzo di carta, non sei un uomo sei solo un problema. A un certo punto però ho realizzato una cosa: la lingua poteva essere il mio permesso di soggiorno in Europa come uomo e scrittore”.

Al Galidi riflette poi sulla fatica (e sulla necessità) di aprirsi alla diversità, anche cedendo qualcosa e adattandosi. Dal punto di vista dei migranti restii ad aprirsi alla diversità, questo implicherebbe “imparare a rinunciare a qualcosa di noi per adattarci al nuovo contesto che ci ha accolti. Per esempio in alcune culture la religione coincide con la vita mentre qui in Europa essa ne rappresenta solo un aspetto”.

Aggiunge infine che l’Europa, anche generosa e comunque attrezzata al rispetto dei diritti umani, è però pronta a schermarsi in caso di ipotesi di pericolo (“I rifugiati hanno un posto nel cuore dell’Europa (…) ma non nella sua testa: non c’è una volontà razionale di accoglierli. Ogni profugo è visto come un problema economico, sociale, culturale, religioso.”

Il Tavolo di Coordinamento Operativo per l’Immigrazione e l’Intercultura del Municipio VIII di Roma

E’ stato recentemente costituito presso il Municipio VIII del Comune di Roma un “Tavolo di Coordinamento Operativo per l’Immigrazione e l’Intercultura”, cui APS Che Guevara partecipa.

Il tavolo, già informalmente costituito e operativo da circa un anno,  è aperto alle associazioni del privato sociale interessate a farne parte.

Nell’ambito dei lavori del Tavolo, APS Che Guevara ha recentemente contribuito all’elaborazione di due progetti, uno per meglio orientare l’operato dei servizi pubblici verso le comunità straniere e uno per sperimentare modalità innovative di apprendimento della lingua italiana. Gli elaborati sono stati sottoposti alla valutazione del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI).

L’Italia che vorrei

Questa lettera è stata pubblicata sul manifesto di venerdì 8 aprile 2016.

L’intervento di Piero Bevilacqua sul Manifesto del 2 aprile che trae spunto dal riconoscimento della rivista Fortune a Mimmo Lucano, sindaco del Comune di Riace, ha messo ancora una volta l’accento sull’immigrazione come risorsa; una opportunità, dunque, e non una minaccia, che nasce mettendo insieme con semplice lungimiranza l’analisi dei bisogni del territorio, l’emergenza migranti e la crisi economica e occupazionale. Vale la pena di ricordare che sul tema intervennero lo stesso Bevilacqua, Tonino Perna e Alfonso Gianni (maggio 2015) e che il 29 settembre 2015 fu lanciato un appello a più voci, ma che una concreta e robusta iniziativa in tal senso non si è ancora vista. Eppure, mettere in sinergia competenze e forza lavoro con grandi bisogni strutturali ha spesso rappresentato una via di uscita anche per gravi momenti di depressione economica: ad esempio negli anni ’30, negli USA, la Tennessee Valley fu l’emblema di un grandioso risanamento territoriale attraverso il coinvolgimento di una cospicua forza lavoro. In luoghi più vicini a noi, si rammenta l’epopea degli “scariolanti” ravennati che vennero (1884) da Ravenna a fare la bonifica di Maccarese, Ostia e Porto, anche incoraggiati  da Continua a leggere